
AVVISO:
Il Polo Culturale gestisce solo le visite guidate su prenotazione per scuole e privati.
Per informazioni su ingressi, visite e tariffe del Museo è necessario rivolgersi al gestore ai seguenti contatti:
Cooperativa OTER
Tel. 350 0753793
E-mail: info@orobietourism.com
Il Museo
Il Museo Casa di Arlecchino si trova all’interno di Palazzo Grataroli nel borgo di Oneta ed è di proprietà del Comune di San Giovanni Bianco.
Il nome “Casa di Arlecchino”, con cui è comunemente conosciuto il palazzo signorile del borgo, è legato all’attore rinascimentale Alberto Naselli, che rappresentò lo Zanni e Arlecchino nelle principali corti europee e che, secondo la tradizione popolare, soggiornò nel palazzo di Oneta, ma non ci sono fonti documentarie in grado di provarlo.
La Casa conserva una selezione di maschere dei personaggi della commedia dell’arte e ospita, dal 2015, un teatro stabile di burattini della Compagnia del Riccio, in cui sono messe in scena brevi storie in occasione delle visite guidate delle scolaresche e di eventi particolari.
Il Museo è inoltre sede di laboratori didattici e di visite guidate lungo la Via Mercatorum organizzati dal Polo Culturale Mercatorum e Priula.
Il Palazzo
L’edificio che oggi ospita il museo è di origine medievale e aveva probabilmente una funzione difensiva del borgo, collocato lungo la Via Mercatorum.
Divenne dimora signorile tra il Quattrocento e il Seicento, quando fu acquistato e ristrutturato dalla potente casata locale dei Grataroli, che vantavano grandi ricchezze acquisite a Venezia, della quale portarono anche il gusto architettonico: il loro palazzo è l’unico esempio di architettura veneta in Valle Brembana. I Grataroli fecero decorare la casa con pregevoli affreschi, visibili ancora oggi entrando nel grande salone: la Camera Picta.
Gli affreschi, databili alla seconda metà del XV secolo, testimoniano l’ascesa della famiglia attraverso l’intercessione dei santi guaritori legati alla devozione popolare e attraverso la rappresentazione di un torneo cavalleresco dove i Grataroli, distinguibili per la presenza di una gratarola (una grattugia) disegnata sul loro scudo, sconfiggono i nemici dimostrando il loro potere alle famiglie nobiliari della Valle, raffigurate negli stemmi che contornano la scena.
All’ingresso del Palazzo, invece, è visibile un affresco che rappresenta un uomo con un bastone in mano accompagnato dalla scritta: Chi no è de chortesia, non intrighi in casa mia. Se ge venes un poltron, ghe darò del mio baston. Questo dipinto è una rappresentazione dell’Homo Sevadego, figura popolare diffusa nelle comunità retico-alpine e metafora dell’attaccamento dell’uomo alla propria terra e del suo rapporto con i cicli della natura.


